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Aldous Huxley (1894-1963) è stato un profilico scrittore britannico, saggista, romanziere e giornalista. Proveniva da una famiglia di ricca tradizione intellettuale, imparentata dal lato paterno con Leonard Huxley, nonno di Aldous, biologo collaboratore e sostenitore di Charles Darwin, e dal lato materno con Matthew Arnold, uno dei più importanti poeti vittoriani. Fondamentalmente ansioso e insoddisfatto dell’educazione angnostica e razionalista che gli era stata impartita, Huxley studiò tutta la vita gli stati alterati di coscienza, praticando yoga e varie tecniche di meditazione e respirazione. Nel 1925 lesse e recensì Phantastika, il libro sugli stupefacenti di Louis Lewin ricevendone un’impressione profonda. Il suo interesse per le sostanze psicotrope, capaci di spezzare lo stato di veglia crebbe con il tempo ed è testimoniato, oltre che da una serie di saggi minori scritti nel periodo giovanile, anche da quello che è considerato il suo capolavoro, il romanzo Il mondo nuovo del 1938. Qui però la droga — presente in più varianti — viene vista come uno strumento di controllo, utile ai governanti del mondo futuro a rendere passivi e soddisfatti di sé gli uomini. La visione che Huxley presenta, in questo romanzo, è fondamentalmente negativa, anche se aperta e curiosa. La sua visione cambia negli anni Cinquanta, dopo il suo incontro con lo psichiatra inglese Humphrey Osmond. Come Huxley, che viveva in California, anche Osmond era espatriato in America, e lavorava all’ospedale psichiatrico di Saskatchewan in Canada. Qui cominciò a studiare le schizofrenia, e si convinse che una sostanza “allucinogena” ricavata al cacto peyote, la mescalina, poteva indurre una temporanea psicosi. Assieme al collega John Smythies, Osmond elaborò una teoria esposta in un articolo sullo “Hibbert Journal” che incurisì moltissimo Huxley. Osmond accettò di somministrare ad Huxley la mescalina. Il risultato di quell’esperimento, avvenuto il 4 maggio del 1953, fu condensato da Huxley nel libro Le porte della percezione dato alle stampe l’anno successivo, con ottimo successo. In questo libro, riprendeva una teoria di Henry Bergson secondo la quale il nostro cervello non è altro che una “valvola riduttrice”, che filtra e riduce le sensazioni troppo potenti e vaste del Tutto. Nel 1955, tornò sull’argomento con Paradiso e inferno, che continuava le riflessioni sulle droghe allucinogene e sul loro impatto.
Negli anni seguenti, Huxley continuò ad approfondire il suo nuovo interesse per gli allucinogeni, sperimantandone diversi, fra cui l’LSD. Entrò in un ambiente di sperimentatori fra i quali si contavano diversi psicanalisti e psichiatri, scrittori, studiosi di spiritualità, singolari personaggi e anche scienziati come Timothy Leary. Dopo alcuni anni di esperienze scrisse la sua ultima opera, L’Isola(1962) nella quale esprimeva idee positive sull’uso degli psichedelici che avrebbero potuto costituire, secondo lui, dei sostituti delle cerimonie di iniziazione e avrebbero potuto garantire delle esperienze preziose per la maturazione dei giovani. Nel romanzo a tesi L’Isola, Huxley presenta appunto una società, racchiusa nell’isola immaginaria di Pala, nella quela l’utopia è realizzata e le droghe sono utilizzate per marcare le cerimonie d’iniziazione delle fasi principali della vita degli individui.
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